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Appunti Aziendali

Economia Aziendale

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Come Fare la Richiesta di CIGO per Mancanza di Commesse​

Indice

  • Cos’è la CIGO per mancanza di commesse
  • Quando la mancanza di commesse giustifica la CIGO
  • Quali aziende possono richiedere la CIGO
  • Quali lavoratori possono essere inseriti nella richiesta
  • Come verificare se il calo delle commesse è sufficiente
  • Quali documenti preparare per la richiesta di CIGO
  • Come scrivere la relazione tecnica per mancanza di commesse
  • Esempio di motivazione per la relazione tecnica CIGO
  • Come dimostrare che la crisi aziendale è temporanea
  • Differenza tra mancanza di commesse e crisi di mercato
  • Come effettuare la comunicazione sindacale per la CIGO
  • Entro quando presentare la richiesta di CIGO per mancanza di commesse
  • Come presentare la domanda CIGO sul portale INPS
  • Come indicare le ore di CIGO nella domanda
  • Quanto può durare la CIGO per mancanza di commesse
  • Quanto spetta ai lavoratori durante la CIGO
  • Chi paga la CIGO e quali adempimenti deve svolgere l’azienda
  • Quanto costa la CIGO all’azienda
  • Cosa succede dopo aver inviato la domanda
  • Cosa fare se l’azienda non ha ancora nuove commesse
  • La CIGO può essere richiesta dopo la perdita di un cliente importante?
  • Si può chiedere la CIGO quando termina una commessa in edilizia?
  • Quando la mancanza di lavoro non permette di ottenere la CIGO
  • Gli errori più comuni nella richiesta di CIGO per mancanza di commesse
  • Come comportarsi se la CIGO per mancanza di commesse viene respinta
  • Come organizzare correttamente la domanda prima dell’invio
  • Come fare correttamente la richiesta di CIGO per mancanza di commesse

Aggiornato il 6 Novembre 2026

La mancanza di commesse può mettere un’azienda nella condizione di dover ridurre temporaneamente l’orario di lavoro dei dipendenti o sospendere parte dell’attività produttiva. Quando gli ordini diminuiscono in maniera significativa e non è possibile garantire il normale impiego del personale, il datore di lavoro può valutare la richiesta della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, conosciuta come CIGO. Questo strumento permette di sostenere il reddito dei lavoratori durante una difficoltà aziendale temporanea, senza interrompere i rapporti di lavoro.

La richiesta della CIGO per mancanza di commesse non viene però accolta automaticamente. L’impresa deve dimostrare che la contrazione dell’attività è effettiva, temporanea e riconducibile a circostanze non imputabili alla propria condotta. È inoltre necessario documentare la riduzione degli ordinativi, motivare la durata della sospensione e fornire elementi che rendano ragionevolmente prevedibile la ripresa dell’attività produttiva.

Per presentare correttamente la domanda bisogna verificare i requisiti aziendali, svolgere gli adempimenti sindacali previsti, predisporre una relazione tecnica dettagliata e trasmettere la richiesta attraverso il portale INPS entro i termini stabiliti. Vediamo come fare la richiesta di CIGO per mancanza di commesse, quali documenti preparare, come motivare la domanda e quali errori possono determinarne il rigetto.

Cos’è la CIGO per mancanza di commesse

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria è un ammortizzatore sociale destinato a sostenere i lavoratori dipendenti di determinate imprese quando l’attività viene temporaneamente sospesa o ridotta.

La disciplina generale è contenuta nel Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148, successivamente modificato e integrato. Le causali che consentono di richiedere la CIGO sono disciplinate anche dal Decreto Ministeriale 15 aprile 2016, n. 95442.

Tra le situazioni ammesse figura espressamente la mancanza di lavoro o di commesse. L’articolo 3 del decreto ministeriale identifica questa fattispecie nella sospensione o riduzione dell’attività lavorativa derivante da una significativa diminuzione degli ordini e delle commesse.

La CIGO può essere richiesta quando l’azienda non riesce temporaneamente a utilizzare tutto il personale a causa della diminuzione del lavoro disponibile.

Per esempio, un’impresa manifatturiera che produce componenti per altre aziende potrebbe ricevere un numero di ordinativi notevolmente inferiore rispetto al normale. Se la riduzione determina un calo delle ore di produzione necessarie, il datore di lavoro può valutare la CIGO per i dipendenti interessati.

La prestazione può riguardare una sospensione completa dell’attività di determinati lavoratori oppure una riduzione parziale dell’orario.

È importante ricordare che la CIGO non rappresenta una misura utilizzabile liberamente per ridurre il costo del personale. L’intervento deve essere giustificato da una delle situazioni previste dalla normativa e rispettare i relativi requisiti.

Quando la mancanza di commesse giustifica la CIGO

Non qualsiasi diminuzione degli ordini permette di ottenere la CIGO. L’azienda deve dimostrare che la contrazione è sufficientemente significativa da provocare una reale riduzione dell’attività lavorativa.

Il primo requisito riguarda quindi l’effettiva mancanza di lavoro. Bisogna poter documentare che il volume degli ordinativi è diminuito e che questa riduzione ha conseguenze concrete sull’organizzazione produttiva.

Il secondo requisito riguarda la temporaneità. Al momento della domanda deve essere ragionevolmente prevedibile una ripresa della normale attività aziendale.

Il terzo elemento è la non imputabilità della situazione all’impresa o ai lavoratori. La difficoltà non deve derivare da comportamenti negligenti o da scelte organizzative che rendano l’evento riconducibile alla responsabilità delle parti.

Questi requisiti devono essere valutati complessivamente. Un’impresa che perde alcuni ordinativi ma continua a lavorare normalmente potrebbe non avere le condizioni per richiedere l’integrazione salariale.

Al contrario, una significativa diminuzione della produzione, accompagnata da elementi che dimostrano il carattere temporaneo della difficoltà, può costituire una situazione compatibile con la causale prevista.

La verifica è effettuata dall’INPS sulla base della domanda e della documentazione presentata. La concessione non dipende soltanto dalla dichiarazione dell’impresa, ma anche dalla coerenza tra la riduzione delle commesse e le ore di sospensione richieste.

Quali aziende possono richiedere la CIGO

Prima di predisporre la domanda è necessario verificare che l’azienda rientri nel campo di applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria.

La CIGO riguarda principalmente le imprese dei settori industriali individuati dall’articolo 10 del Decreto Legislativo n. 148/2015, comprese diverse attività manifatturiere, produttive, estrattive, impiantistiche e di trasporto.

Rientrano nella disciplina anche determinate imprese dell’edilizia, dell’industria e dell’artigianato edile, del settore lapideo e altre categorie espressamente previste dalla legge.

Non tutte le aziende artigiane, commerciali o di servizi possono accedere automaticamente alla CIGO. Per alcune attività possono trovare applicazione altri strumenti di integrazione salariale, come il Fondo di Integrazione Salariale, denominato FIS, oppure specifici fondi di solidarietà.

Questa distinzione è particolarmente importante per le piccole imprese. Due aziende con lo stesso numero di dipendenti possono essere soggette a discipline differenti in funzione del settore e dell’inquadramento contributivo.

Prima di avviare la procedura conviene quindi verificare la posizione previdenziale dell’azienda, la matricola INPS e il corretto inquadramento dell’attività.

La scheda ufficiale INPS sulla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria riporta le categorie di imprese interessate, i requisiti dei lavoratori e le modalità di presentazione della domanda.

Quali lavoratori possono essere inseriti nella richiesta

La CIGO riguarda i lavoratori subordinati che possiedono i requisiti previsti dalla normativa e che sono impiegati nell’unità produttiva interessata dalla sospensione o riduzione dell’attività.

Tra i potenziali beneficiari rientrano i lavoratori dipendenti e gli apprendisti, secondo le disposizioni applicabili. Sono compresi anche i lavoratori a domicilio nei casi previsti dalla disciplina vigente.

I dirigenti sono esclusi dal trattamento.

Per accedere alla CIGO, i lavoratori devono generalmente possedere almeno 30 giorni di anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva interessata alla data di presentazione della domanda.

Il requisito di anzianità non è richiesto nelle situazioni previste per gli eventi oggettivamente non evitabili. Tuttavia, la semplice mancanza di commesse non deve essere automaticamente assimilata a questa categoria.

Se l’impresa ha più stabilimenti o unità produttive, bisogna individuare quella effettivamente interessata dalla diminuzione del lavoro.

Non è corretto inserire indiscriminatamente tutti i dipendenti nella richiesta quando la contrazione riguarda soltanto una parte dell’organizzazione aziendale.

La scelta dei lavoratori e la distribuzione delle ore devono essere coerenti con le esigenze produttive, con gli adempimenti sindacali e con le disposizioni applicabili.

Come verificare se il calo delle commesse è sufficiente

Uno degli aspetti più delicati della domanda riguarda la dimostrazione della riduzione degli ordinativi.

L’impresa deve ricostruire l’andamento del lavoro disponibile, confrontando la situazione precedente con quella che ha determinato la richiesta di integrazione salariale.

Il confronto può riguardare il numero degli ordini ricevuti, il valore delle commesse acquisite, il portafoglio ordini e le ore di produzione normalmente necessarie per eseguire i lavori.

Il solo calo del fatturato non dimostra necessariamente una mancanza attuale di lavoro. Il fatturato può riferirsi a prestazioni già eseguite, mentre il portafoglio ordini fornisce indicazioni più dirette sull’attività che l’impresa deve ancora svolgere.

Per esempio, un’azienda potrebbe registrare un fatturato ancora elevato grazie a consegne effettuate nei mesi precedenti, ma avere un numero molto ridotto di nuove commesse da lavorare.

In questa situazione è utile documentare la diminuzione degli ordinativi e spiegare come essa incida sulle ore di lavoro disponibili.

Al contrario, un calo del fatturato accompagnato da un portafoglio ordini consistente potrebbe richiedere una spiegazione diversa, perché la diminuzione dei ricavi non coincide necessariamente con una riduzione dell’attività lavorativa.

Non esiste una percentuale unica di diminuzione delle commesse che garantisca automaticamente l’accoglimento della domanda.

L’INPS valuta la situazione nel suo complesso, considerando gli elementi documentali e la relazione tra la contrazione produttiva e la sospensione richiesta.

Quali documenti preparare per la richiesta di CIGO

La documentazione costituisce uno degli elementi principali dell’istruttoria. Una domanda compilata correttamente ma accompagnata da motivazioni generiche può risultare insufficiente.

Il documento centrale è la relazione tecnica, prevista dal Decreto Ministeriale n. 95442/2016. La relazione deve spiegare in maniera dettagliata le ragioni della contrazione dell’attività e fornire elementi oggettivi che dimostrino la temporaneità della situazione.

Per la causale mancanza di lavoro o commesse è necessario documentare l’andamento degli ordini. Possono risultare utili i prospetti comparativi delle commesse, gli estratti del portafoglio ordini, i dati di produzione e le comunicazioni relative a riduzioni o cancellazioni degli incarichi.

La documentazione relativa al fatturato e al bilancio può essere allegata a supporto delle motivazioni. L’INPS può inoltre richiedere ulteriori elementi economico-finanziari durante l’istruttoria.

Bisogna predisporre anche le informazioni relative ai lavoratori coinvolti, al periodo richiesto, alle ore di riduzione o sospensione e all’unità produttiva interessata.

Un altro elemento riguarda la procedura di informazione e consultazione sindacale, quando prevista. È opportuno conservare la documentazione delle comunicazioni inviate e degli eventuali incontri svolti.

La documentazione deve essere coerente. I periodi indicati nella relazione tecnica, nella domanda e nelle comunicazioni sindacali non dovrebbero presentare contraddizioni.

Come scrivere la relazione tecnica per mancanza di commesse

La relazione tecnica CIGO per mancanza di commesse rappresenta il documento attraverso il quale l’impresa spiega le ragioni della richiesta. Non dovrebbe essere una semplice dichiarazione di difficoltà economica.

L’articolo 2 del Decreto Ministeriale n. 95442/2016 prevede una relazione dettagliata, resa ai sensi dell’articolo 47 del D.P.R. n. 445/2000, nella quale siano documentate le ragioni della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

È importante iniziare descrivendo l’attività svolta dall’impresa e l’organizzazione dell’unità produttiva interessata.

Successivamente bisogna spiegare come si è manifestata la diminuzione delle commesse, specificando il periodo interessato e illustrando l’andamento degli ordinativi rispetto alla normale attività.

La relazione dovrebbe chiarire quali reparti o lavorazioni sono stati coinvolti dalla contrazione e perché non è possibile utilizzare il personale per l’intero orario contrattuale.

Bisogna inoltre spiegare perché la situazione viene considerata temporanea e quali circostanze permettono di prevedere una ripresa dell’attività.

Possono essere rilevanti, per esempio, trattative commerciali effettivamente in corso, richieste di preventivo, partecipazioni a gare, ordini in fase di definizione oppure elementi relativi alla normale evoluzione del mercato.

Questi elementi devono essere descritti in modo veritiero, senza presentare come acquisiti ordini che risultano soltanto ipotetici.

Il Decreto Ministeriale n. 95442/2016, disponibile sul sito del Ministero del Lavoro, stabilisce i criteri di valutazione della causale e il contenuto essenziale della relazione tecnica.

Esempio di motivazione per la relazione tecnica CIGO

Per comprendere come impostare il documento, immaginiamo un’impresa manifatturiera che abbia registrato una riduzione significativa delle commesse provenienti dai propri clienti abituali.

La relazione dovrebbe descrivere il settore di attività, il tipo di produzione e il collegamento tra gli ordini ricevuti e le ore di lavoro necessarie.

Una possibile formulazione, da adattare esclusivamente a circostanze reali e documentabili, può essere la seguente.

L’impresa [denominazione], operante nel settore [settore di attività], ha registrato nel periodo [periodo di riferimento] una significativa contrazione degli ordinativi rispetto al precedente andamento produttivo. La riduzione interessa principalmente [tipologia di prodotti o lavorazioni] ed è riconducibile a [descrizione concreta delle cause]. La diminuzione delle commesse disponibili ha determinato una temporanea riduzione del fabbisogno di manodopera nell’unità produttiva di [sede], con particolare riferimento al reparto [reparto interessato].

Per fronteggiare questa situazione, l’impresa intende richiedere una riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per il periodo [periodo richiesto], relativamente a [lavoratori o reparti interessati], per un numero di ore coerente con la contrazione produttiva documentata.

La società ritiene che la situazione presenti carattere temporaneo sulla base di [elementi oggettivi relativi alle prospettive di ripresa], e continua a svolgere le attività commerciali e produttive necessarie alla prosecuzione dell’impresa.

Questo esempio costituisce soltanto una traccia descrittiva. Una relazione utilizzabile deve essere completata con informazioni concrete, dati verificabili e gli ulteriori elementi richiesti dalla disciplina applicabile.

Non è opportuno copiare una motivazione standard e presentarla senza adattarla alla situazione aziendale.

La qualità della relazione dipende soprattutto dalla capacità di spiegare il collegamento tra la riduzione delle commesse, la diminuzione del lavoro disponibile e le prospettive di ripresa.

Come dimostrare che la crisi aziendale è temporanea

La temporaneità è un requisito essenziale per la concessione della CIGO. La misura è destinata a fronteggiare difficoltà transitorie, non a finanziare indefinitamente un’attività che non presenta realistiche prospettive di prosecuzione.

La valutazione deve riferirsi alle informazioni disponibili quando si verifica la contrazione e quando viene presentata la domanda.

Per dimostrare la prevedibilità della ripresa possono essere utili documenti relativi a trattative commerciali, richieste di offerta, programmi produttivi futuri e altre circostanze oggettive.

Non è però necessario dimostrare sempre che siano già stati acquisiti nuovi ordinativi.

Il messaggio INPS n. 1856 del 3 maggio 2017 chiarisce infatti che l’ottenimento di nuove commesse costituisce uno degli indici che possono sostenere la previsione di ripresa, ma non rappresenta l’unico elemento utilizzabile per questa valutazione.

L’INPS può considerare anche la situazione complessiva dell’impresa, il mercato di riferimento, la solidità finanziaria, la durata della richiesta e le iniziative commerciali intraprese.

Un’impresa che non abbia ancora acquisito nuovi contratti, quindi, non è automaticamente esclusa dalla CIGO. Deve però fornire una motivazione credibile e supportata da elementi oggettivi.

Se invece emerge una difficoltà strutturale, destinata a proseguire senza una ragionevole prospettiva di ripresa, occorre valutare se siano applicabili strumenti differenti.

Differenza tra mancanza di commesse e crisi di mercato

La causale mancanza di lavoro o commesse viene spesso confusa con quella relativa alla crisi di mercato.

Nel primo caso, l’elemento centrale è la significativa diminuzione degli ordini e delle commesse che determina la riduzione dell’attività produttiva.

Nel secondo caso, la mancanza di lavoro è collegata all’andamento negativo del mercato o del settore merceologico nel quale opera l’impresa.

Per esempio, un’azienda che perde temporaneamente un numero importante di ordinativi può dover documentare soprattutto l’andamento delle proprie commesse.

Se invece la contrazione dipende da una situazione negativa che interessa l’intero settore, la relazione potrebbe richiedere anche elementi relativi al mercato di riferimento.

Il Decreto Ministeriale n. 95442/2016 distingue espressamente le due fattispecie all’articolo 3.

La scelta della causale non dovrebbe essere effettuata in base a quale sembra più semplice da ottenere. È necessario individuare quella che descrive correttamente la situazione aziendale.

Inoltre, per queste fattispecie il decreto prevede specifiche limitazioni per le imprese che abbiano avviato l’attività produttiva da meno di un trimestre alla data di presentazione della domanda.

Quando la situazione non è facilmente classificabile, è opportuno chiedere una valutazione a un consulente del lavoro prima di trasmettere l’istanza.

Come effettuare la comunicazione sindacale per la CIGO

Prima della presentazione della domanda bisogna verificare gli obblighi di informazione e consultazione sindacale previsti dall’articolo 14 del Decreto Legislativo n. 148/2015.

Per le richieste ordinarie soggette a questa procedura, l’impresa deve comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali individuate dalla legge le cause della sospensione o riduzione, la sua entità, la durata prevedibile e il numero dei lavoratori interessati.

La comunicazione deve essere indirizzata ai soggetti sindacali competenti secondo la disciplina applicabile, comprese le rappresentanze aziendali e le articolazioni territoriali delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

Su richiesta di una delle parti può seguire un esame congiunto della situazione aziendale.

La procedura di esame congiunto deve concludersi entro 25 giorni dalla comunicazione. Il termine è ridotto a 10 giorni per le imprese che occupano fino a 50 dipendenti.

È importante distinguere la consultazione dalla necessità di raggiungere un accordo. La disciplina prevede specifici obblighi procedurali, ma l’esame congiunto non implica automaticamente che sia indispensabile un accordo sindacale per ottenere il trattamento.

Per le imprese dell’industria e dell’artigianato edile e lapideo sono previste regole particolari: gli obblighi di informazione e consultazione disciplinati dall’articolo 14, commi da 1 a 4, si applicano alle richieste di proroga con sospensione oltre le 13 settimane continuative.

È quindi necessario verificare il settore dell’impresa prima di applicare una procedura sindacale standard.

Le comunicazioni e gli eventuali verbali devono essere conservati e utilizzati secondo le richieste della procedura telematica.

Entro quando presentare la richiesta di CIGO per mancanza di commesse

Il rispetto dei termini è fondamentale. Per la normale causale di mancanza di lavoro o commesse, la domanda di CIGO deve essere presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Il termine è previsto dall’articolo 15 del Decreto Legislativo n. 148/2015.

Le regole più favorevoli previste per determinati eventi oggettivamente non evitabili non devono essere applicate automaticamente alla semplice riduzione degli ordinativi.

Se la domanda viene presentata oltre il termine, il trattamento non può riguardare periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione, secondo le regole previste dalla legge.

Un ritardo può quindi comportare conseguenze economiche rilevanti per il datore di lavoro.

Per evitare problemi è opportuno organizzare gli adempimenti già quando diventa prevedibile la sospensione. La preparazione della relazione tecnica e delle comunicazioni sindacali non dovrebbe essere rinviata agli ultimi giorni disponibili.

La scadenza della domanda INPS deve essere coordinata con la procedura sindacale, rispettando i diversi obblighi previsti.

In caso di dubbi sul calcolo dei termini o di situazioni particolari, è consigliabile verificare tempestivamente la questione con un consulente del lavoro.

Come presentare la domanda CIGO sul portale INPS

La richiesta viene presentata telematicamente dal datore di lavoro o da un intermediario abilitato attraverso i servizi INPS.

Dal 2 maggio 2024, secondo le indicazioni ufficiali dell’Istituto, le domande di CIGO vengono presentate attraverso la piattaforma OMNIA IS.

Per accedere alla procedura bisogna utilizzare il servizio dedicato sul portale INPS, con le credenziali e le autorizzazioni previste per aziende e intermediari.

Le istruzioni pubblicate dall’INPS indicano il percorso attraverso la sezione CIG e Fondi di solidarietà, dalla quale è possibile accedere a OMNIA integrazioni salariali.

All’interno della procedura si utilizza il comando Crea domanda e si inserisce la matricola aziendale, selezionando la prestazione relativa alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria.

Bisogna quindi compilare le sezioni richieste, verificando che i dati aziendali e l’unità produttiva siano corretti.

La procedura richiede di indicare la causale della sospensione, il periodo interessato, la durata presumibile, i lavoratori coinvolti e le ore di integrazione richieste.

Devono inoltre essere fornite le informazioni e la documentazione previste per la specifica causale, compresa la relazione tecnica.

Prima dell’invio definitivo conviene controllare che tutti i dati siano coerenti con la documentazione predisposta.

Dopo la trasmissione è importante conservare la ricevuta e gli estremi della domanda, necessari per seguire l’istruttoria e rispondere a eventuali richieste dell’Istituto.

Come indicare le ore di CIGO nella domanda

La richiesta deve essere coerente con la reale diminuzione dell’attività lavorativa.

Se l’impresa ha bisogno di ridurre soltanto una parte dell’orario, non dovrebbe presentare una sospensione totale senza una giustificazione collegata alle esigenze produttive.

Per determinare le ore da richiedere bisogna valutare il lavoro disponibile nel periodo interessato e il numero di dipendenti normalmente impiegati per svolgerlo.

È utile predisporre un prospetto interno nel quale siano individuati i reparti coinvolti, il normale orario contrattuale e la riduzione prevista.

Per esempio, un reparto che dispone temporaneamente di lavoro sufficiente soltanto per una parte della settimana potrebbe richiedere una riduzione dell’orario anziché la sospensione completa.

La distribuzione delle ore deve rispettare le norme applicabili, le esigenze organizzative effettive e gli eventuali criteri definiti nella procedura sindacale.

È inoltre necessario tenere conto dei limiti complessivi previsti dalla disciplina della CIGO.

L’articolo 12 del Decreto Legislativo n. 148/2015 prevede anche un limite relativo alle ore integrabili nel biennio mobile, rapportato alle ore ordinarie lavorabili dei dipendenti dell’unità produttiva.

Il calcolo delle ore disponibili può risultare complesso quando l’impresa ha già utilizzato periodi di integrazione salariale. In questi casi è opportuno verificare la situazione prima di trasmettere una nuova domanda.

Quanto può durare la CIGO per mancanza di commesse

La CIGO non può essere utilizzata senza limiti di durata.

La normativa ordinaria prevede la concessione fino a un massimo di 13 settimane continuative, con possibilità di proroga secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Il limite complessivo ordinario è di 52 settimane in un biennio mobile, fatte salve le particolarità previste per determinate causali e settori.

Se l’impresa ha già utilizzato 52 settimane consecutive, una nuova richiesta per la stessa unità produttiva può essere presentata soltanto dopo il periodo di normale attività lavorativa richiesto dalla normativa.

Devono essere considerati anche i limiti massimi complessivi dei trattamenti di integrazione salariale applicabili all’unità produttiva.

Per la domanda motivata da mancanza di commesse è importante richiedere una durata coerente con le esigenze effettive.

Non conviene indicare automaticamente il periodo massimo disponibile quando la riduzione del lavoro è prevista soltanto per un intervallo più breve.

La relazione tecnica deve spiegare perché si ritiene necessario il periodo richiesto e quali elementi permettono di prevedere la ripresa.

Se la situazione non migliora, l’impresa dovrà valutare tempestivamente la possibilità di una proroga o di un diverso intervento, verificando tutti i requisiti applicabili.

Quanto spetta ai lavoratori durante la CIGO

La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria prevede un trattamento economico collegato alla retribuzione che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore non prestate.

In termini generali, l’integrazione è pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore di lavoro non effettuate, nei limiti e secondo le modalità previste dalla normativa.

Il valore effettivamente riconosciuto è soggetto ai massimali stabiliti periodicamente dall’INPS e alle riduzioni e trattenute applicabili.

Non è quindi corretto affermare che ogni lavoratore riceverà esattamente l’80% del proprio stipendio netto abituale.

L’importo dipende dalla retribuzione di riferimento, dal numero di ore integrate, dal massimale vigente e dalle regole di calcolo applicabili.

Quando la CIGO riguarda soltanto una riduzione dell’orario, il dipendente continua normalmente a percepire la retribuzione relativa alle ore effettivamente lavorate, mentre per quelle integrate si applica il trattamento previsto.

È importante che l’azienda fornisca ai lavoratori informazioni comprensibili sulla riduzione dell’orario e sulle modalità di erogazione dell’integrazione salariale.

Chi paga la CIGO e quali adempimenti deve svolgere l’azienda

Di norma, il datore di lavoro anticipa ai lavoratori il trattamento di integrazione salariale e successivamente procede al conguaglio secondo le modalità previdenziali previste.

In presenza delle condizioni stabilite dalla disciplina, può essere autorizzato il pagamento diretto da parte dell’INPS.

Il pagamento diretto non deve essere considerato una modalità liberamente alternativa in ogni situazione. La relativa richiesta e autorizzazione devono rispettare i requisiti previsti.

Quando è previsto il pagamento diretto, il datore di lavoro deve trasmettere all’Istituto i dati necessari per consentire l’erogazione delle somme.

La normativa stabilisce termini specifici per questo adempimento. In particolare, l’INPS indica la fine del secondo mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale oppure, se successivo, il termine di 60 giorni dalla comunicazione dell’autorizzazione.

Il mancato rispetto dei termini può comportare conseguenze economiche a carico del datore di lavoro.

Durante il periodo autorizzato bisogna inoltre gestire correttamente le presenze, le ore lavorate, le ore integrate e le comunicazioni contributive.

L’impresa deve quindi coordinare la richiesta amministrativa con la gestione delle buste paga e degli adempimenti previdenziali.

Quanto costa la CIGO all’azienda

La CIGO può ridurre l’impatto economico della mancanza temporanea di lavoro, ma non è necessariamente priva di costi per il datore di lavoro.

Le imprese rientranti nella disciplina versano contributi ordinari destinati al finanziamento dell’ammortizzatore sociale.

Inoltre, per i periodi di integrazione salariale possono essere previsti contributi addizionali a carico dell’azienda.

La misura del contributo addizionale dipende dalla durata complessiva dei trattamenti utilizzati nel periodo di riferimento, secondo le percentuali stabilite dall’articolo 5 del Decreto Legislativo n. 148/2015.

Per gli eventi oggettivamente non evitabili sono previste specifiche disposizioni di esonero dal contributo addizionale, ma queste non devono essere estese automaticamente alle richieste per mancanza ordinaria di commesse.

Prima di presentare la domanda è quindi utile stimare il costo contributivo dell’intervento e confrontarlo con l’effettiva riduzione dell’attività produttiva.

Un consulente del lavoro può effettuare le verifiche necessarie considerando la situazione contributiva e i precedenti periodi di integrazione salariale dell’impresa.

Cosa succede dopo aver inviato la domanda

Dopo la trasmissione della richiesta, l’INPS esamina la documentazione e verifica la sussistenza dei requisiti previsti.

L’istruttoria può riguardare la corretta individuazione della causale, la significativa riduzione delle commesse, la temporaneità della situazione e la coerenza tra il lavoro disponibile e le ore richieste.

L’Istituto può anche richiedere chiarimenti o documentazione integrativa.

È quindi importante che l’impresa conservi i prospetti degli ordinativi, le comunicazioni commerciali e gli altri documenti utilizzati per predisporre la relazione tecnica.

Se vengono richiesti ulteriori elementi, la risposta dovrebbe essere tempestiva, completa e coerente con le informazioni già trasmesse.

La presentazione della domanda non equivale automaticamente alla concessione del trattamento.

Il datore di lavoro deve quindi considerare il rischio di un eventuale rigetto e gestire correttamente gli obblighi nei confronti dei dipendenti.

In caso di accoglimento, il provvedimento autorizza il trattamento nei limiti e per il periodo riconosciuti.

Quando la richiesta viene respinta, bisogna esaminare le motivazioni del provvedimento e valutare gli eventuali strumenti di tutela amministrativa o giudiziaria applicabili al caso concreto.

Cosa fare se l’azienda non ha ancora nuove commesse

Una delle preoccupazioni più frequenti riguarda le imprese che hanno subito un calo significativo degli ordini e non dispongono ancora di contratti già confermati per il periodo successivo.

Come chiarito dall’INPS, la presenza di nuovi ordinativi non costituisce l’unica prova possibile della prevedibilità della ripresa produttiva.

Bisogna però documentare altri elementi oggettivi che consentano di considerare la difficoltà temporanea.

Per esempio, l’impresa può illustrare le trattative commerciali effettivamente avviate, le offerte presentate, il normale andamento della domanda nel settore e le iniziative intraprese per acquisire nuovi clienti.

È importante distinguere tra una prospettiva ragionevole e una semplice speranza. Scrivere che l’azienda prevede di ricevere nuove commesse senza spiegare su quali elementi si fondi questa previsione può risultare insufficiente.

Quando esistono documenti commerciali riservati, bisogna valutare come presentarli all’Istituto rispettando le esigenze di riservatezza e gli obblighi istruttori.

Se la situazione appare destinata a proseguire senza concrete possibilità di recupero, è opportuno esaminare con un professionista strumenti differenti dalla CIGO ordinaria.

La CIGO può essere richiesta dopo la perdita di un cliente importante?

La perdita o la riduzione delle commesse provenienti da un cliente significativo può provocare una contrazione rilevante dell’attività produttiva.

La situazione deve però essere valutata attentamente. Non è sufficiente dimostrare che un cliente ha interrotto i rapporti commerciali.

Bisogna verificare le ragioni della perdita, la sua imputabilità, l’effetto sulla produzione e le prospettive di recupero dell’attività attraverso altre commesse.

Per esempio, se il cliente ha temporaneamente ridotto gli ordinativi per una situazione di mercato, l’impresa può descrivere la conseguente diminuzione del fabbisogno di lavoro.

Se invece l’interruzione del rapporto è definitiva e l’azienda dipende quasi esclusivamente da quel cliente, la valutazione della temporaneità diventa più delicata.

Le imprese che operano in condizioni di monocommittenza devono prestare particolare attenzione alla dimostrazione della possibilità concreta di ripresa o diversificazione delle attività.

La presenza di un unico cliente non determina automaticamente il rigetto, ma può rendere più complesso dimostrare che la diminuzione del lavoro sia effettivamente transitoria.

In questi casi è particolarmente importante predisporre una relazione tecnica approfondita e verificare preventivamente la sostenibilità giuridica della richiesta.

Si può chiedere la CIGO quando termina una commessa in edilizia?

Nel settore edile bisogna distinguere la mancanza generale di commesse dalla conclusione di uno specifico cantiere o di una fase lavorativa.

Il Decreto Ministeriale n. 95442/2016 prevede infatti causali specifiche, tra cui fine cantiere, fine lavoro e fine fase lavorativa.

Queste fattispecie riguardano situazioni particolari, come brevi periodi di inattività tra la conclusione di un lavoro e l’inizio di quello successivo, nel rispetto delle condizioni previste.

La scelta della causale deve corrispondere alla situazione effettiva.

Un’impresa che termina una lavorazione e attende temporaneamente l’avvio di un altro cantiere potrebbe trovarsi in una condizione diversa da quella di un’azienda che registra una generale diminuzione degli ordinativi.

Le due situazioni non devono essere considerate automaticamente equivalenti.

Inoltre, per l’edilizia sono previste disposizioni specifiche in materia di consultazione sindacale e durata dei trattamenti.

Prima di inviare la domanda è quindi opportuno verificare quale causale sia applicabile e quali documenti siano necessari per dimostrarla.

Quando la mancanza di lavoro non permette di ottenere la CIGO

Non tutte le interruzioni dell’attività produttiva possono essere coperte dalla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria.

La normativa e le indicazioni amministrative escludono determinate situazioni che non soddisfano i requisiti di transitorietà o non imputabilità.

La semplice mancanza di liquidità aziendale, per esempio, non coincide necessariamente con una causale ammissibile.

Non è possibile utilizzare la mancanza di commesse per giustificare una normale chiusura per ferie o una sosta stagionale programmata.

Allo stesso modo, una sospensione derivante esclusivamente da una scelta organizzativa del datore di lavoro deve essere valutata in relazione ai requisiti di legge e non può essere automaticamente ricondotta a una situazione temporanea di mercato.

La circolare INPS n. 139 del 1° agosto 2016 individua diverse fattispecie non integrabili, tra cui mancanza di fondi, chiusura per ferie e sosta stagionale.

La questione decisiva è individuare la causa effettiva della sospensione, evitando di utilizzare una causale diversa soltanto per ottenere il trattamento.

Quando il problema è strutturale o deriva da una situazione aziendale non temporanea, può essere necessario valutare altri ammortizzatori sociali o interventi organizzativi, secondo le condizioni previste dalla legge.

Gli errori più comuni nella richiesta di CIGO per mancanza di commesse

Uno degli errori più frequenti consiste nel presentare una relazione tecnica troppo generica. La semplice affermazione secondo cui l’azienda ha poco lavoro non permette necessariamente di valutare la reale contrazione degli ordinativi.

Un altro errore è allegare soltanto i dati relativi al fatturato, senza spiegare l’andamento del portafoglio ordini e il collegamento con le ore di lavoro non più necessarie.

Bisogna inoltre evitare di indicare una previsione di ripresa non supportata da elementi concreti.

La domanda può presentare criticità anche quando il periodo richiesto è sproporzionato rispetto alla situazione descritta oppure quando i lavoratori coinvolti non corrispondono ai reparti interessati dalla riduzione produttiva.

Un’altra causa di problemi riguarda il mancato rispetto degli obblighi sindacali applicabili. La procedura di informazione e consultazione deve essere gestita correttamente e documentata.

È importante anche rispettare il termine di presentazione della domanda. Un invio tardivo può comportare la perdita della copertura per una parte del periodo richiesto.

Non bisogna infine sottovalutare le verifiche relative ai periodi di CIGO già utilizzati. L’impresa potrebbe avere limiti residui inferiori rispetto a quelli che presume disponibili.

Prima della trasmissione definitiva conviene quindi verificare insieme la correttezza formale dei dati, la documentazione a supporto e la sussistenza effettiva dei requisiti.

Come comportarsi se la CIGO per mancanza di commesse viene respinta

Se l’INPS respinge la domanda, il primo passo consiste nell’esaminare attentamente il provvedimento e individuare la motivazione del diniego.

Il rigetto potrebbe dipendere dall’insufficiente dimostrazione della riduzione degli ordini, dalla mancanza di elementi sulla temporaneità della situazione oppure da problemi relativi ai requisiti e agli adempimenti procedurali.

In altri casi possono emergere incongruenze tra il periodo richiesto, i lavoratori coinvolti e l’effettiva organizzazione produttiva.

Non è opportuno presentare immediatamente una nuova domanda identica senza aver chiarito le ragioni del precedente esito.

Bisogna invece verificare se esistono elementi documentali non adeguatamente considerati oppure eventuali errori correggibili attraverso gli strumenti previsti.

La possibilità di presentare ricorso e i relativi termini dipendono dalla natura del provvedimento e dalla disciplina applicabile.

È quindi consigliabile rivolgersi a un consulente del lavoro o a un professionista esperto in diritto previdenziale per valutare l’eventuale contestazione del diniego.

Nel frattempo il datore di lavoro deve considerare anche le conseguenze sui rapporti di lavoro e sulle retribuzioni relative al periodo per il quale il trattamento non è stato autorizzato.

Come organizzare correttamente la domanda prima dell’invio

Per presentare una richiesta efficace conviene coordinare fin dall’inizio la gestione aziendale, quella del personale e gli adempimenti previdenziali.

La prima attività consiste nel raccogliere i dati sulla riduzione delle commesse e verificare che la situazione sia compatibile con i requisiti della CIGO.

Successivamente bisogna controllare l’inquadramento previdenziale dell’impresa e individuare l’unità produttiva interessata.

Una volta accertata la possibilità di utilizzare il trattamento, è necessario definire il periodo di sospensione, i reparti coinvolti e le ore presumibilmente non lavorabili.

Parallelamente devono essere svolti gli adempimenti sindacali applicabili e predisposta la relazione tecnica.

È utile verificare che le informazioni contenute nella relazione, nella comunicazione sindacale e nella domanda telematica corrispondano.

Il datore di lavoro o l’intermediario abilitato può quindi procedere alla compilazione attraverso OMNIA IS, controllando le informazioni prima dell’invio.

Dopo la presentazione bisogna conservare la ricevuta e monitorare le eventuali comunicazioni dell’INPS.

Durante il periodo richiesto è inoltre necessario mantenere una registrazione corretta delle ore lavorate e non lavorate, verificando il rispetto degli obblighi amministrativi e contributivi.

La gestione della CIGO non si esaurisce quindi nella trasmissione iniziale della domanda. Richiede anche un controllo delle successive fasi di autorizzazione, pagamento e rendicontazione.

Come fare correttamente la richiesta di CIGO per mancanza di commesse

Per richiedere la CIGO per mancanza di commesse bisogna dimostrare che la diminuzione degli ordinativi ha provocato una significativa e temporanea riduzione del lavoro disponibile. La documentazione deve consentire all’INPS di comprendere cosa è accaduto, quali lavoratori sono coinvolti, per quanto tempo è necessaria la sospensione e perché è ragionevole prevedere una ripresa dell’attività.

Il documento più importante è la relazione tecnica, che deve descrivere la situazione aziendale sulla base di dati e circostanze verificabili. A questa si affiancano gli adempimenti sindacali applicabili e la domanda telematica da presentare attraverso OMNIA IS nel rispetto del termine ordinario di 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione. Il passo più utile, prima di compilare il portale, è raccogliere i prospetti degli ordini, individuare le ore effettivamente non lavorabili e predisporre una relazione coerente con questi dati. Poiché un errore nella causale, nella procedura sindacale o nei termini può avere conseguenze economiche rilevanti, è opportuno far verificare la pratica da un consulente del lavoro prima della trasmissione definitiva.

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